
La homosexualidad es un bien común
y parte del patrimonio mundial de la humanidad

Solo i veri maschi conoscono e capiscono l’arte di amare e di farsi amare!
Essi ardono continuamente, giorno e notte, di un profondo desiderio di amare e di essere amati.
E quando incontrano un maschio fraterno e amico, lo percepiscono subito e i cazzi si alzano loro dritti e festosi tra le gambe, e si attraggono a vicenda. È un loro segreto, per non lasciarsi infangare da chi vero maschio non è.

Allora, dopo qualche parola di saluto e di presentazione, se e in tanto in quanto ne vedono l’opportunità, i veri maschi si accordano – bastano poche parole – per il momento e il luogo in cui, dopo il reciproco bacio delle loro cappelle sempre più insaziabili, se li potranno offrire l’un l’altro, quei loro corpi e quei loro cazzi, da veri fratelli di cazzo, quali si riconoscono. Poi, lieve carezza dopo lieve carezza, sguardo dopo sguardo, se li faranno salire dritti e scattanti tra le mani, alla bocca, dentro, e li sentiranno fremere meravigliosi di un desiderio incandescente, nella goduria dell’abbraccio pelle a pelle, fino allo zenit e al canto divino della sborrata!

Ah, solo i maschi non degenerati dalla propria identità sessuale (non ha importanza che siano padri o no, sposati o meno), capiscono l’infinita fame e l’infinito appagamento, le mille varietà creative e le mille forme di bellezza che possono precedere, accompagnare e seguire i momenti di una loro unione, tra maschi, tanto più se intima e completa, calda di sudore passionale, sostenuta e quasi incatenata da muscoli d’acciaio!
Solo essi possono capire i momenti nei quali i loro corpi s’arrendono, e sanno che s’arrenderanno, l’uno all’altro, in una specie di consegna vicendevole, piena, fiduciosa, desiderata e del tutto appagante.

Ed i momenti nei quali i loro cazzi, meravigliosi come non mai e come null’altro nell’universo, si irrigidiscono e si irrigidiranno ancora un poco e ad un tratto, come per una forza propria e la più grandiosa e amabile delle leggi di natura, signoreggianti di abbagliante bellezza e felici della propria missione vitale, in un momento di vertiginosa bellezza, regalano e regaleranno loro quelle invocate pulsazioni, quelle meravigliose vibrazioni, che, ritmiche, dolcissime e pur potenti, paradisiache e divine, sgorgano dal cuore e dalle palle dei testicoli, s’allargano e s’espandono, come onde di piacere di un oceano sommerso, per tutta la lunghezza del cazzo, quasi complimentandosi con esso per essersi fatto duro e solare, recando con sé il carico dello sperma cremoso.

E i momenti straordinari, se pur brevi e ripetuti al ritmo delle vibrazioni per l’intera lunghezza della verga del cazzo, divinamente trionfante, nei quali quello sperma, più o meno denso o acquoso a seconda dell’età e del numero delle masturbazioni quotidiane o settimanali del diretto interessato, giunge alla boccuccia della cappella, ed essa intona il canto dei cavalieri e lo saetta alto e dritto, con meraviglioso slancio, sotto forma di gocce lattiginose, di schizzi cremosi, di spruzzi abbondanti e filiformi, di una sempre bella, sempre nuova, sempre insaziabile sborrata.
Sì, perché quando dalla boccuccia della cappella esce ancora solo una goccia di sperma, il vero maschio promette a se stesso che non sarà l’ultima e, al momento di fare la doccia e asciugarsi l’uccello, si accorge che, se solo si lasciasse trasportare dalla fantasia e dal desiderio, il cazzo tornerebbe subito ad allungarsi tra le sue mani.

I belli di minchia, i veri maschi sanno tutto ciò; gli altri vadano per le loro viuzze ombrose, in cerca dei loro incontri con persone dell’altro sesso, illudendosi di ricevere da esse quei piaceri che non sanno trovare con i propri pari, con i migliori dei maschi; gli altri, quelli che non apprezzano e, per quel tanto che è giusto, invidiano i veri maschi, fanno pena!

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